Eccellenze e mediocrità genovesi


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Risultati brillanti per gli allievi del Metodo Cordua e servizi approssimativi nelle aule d’esame dell’ateneo genovese

Anche quest’anno, il responso che arriva direttamente dalle graduatorie dell’area sanitaria è stato estremamente positivo. Nuove dimostrazioni dell’efficacia del Metodo Cordua e nuove conferme alla fiducia che genitori e studenti hanno riposto nella nostra scuola. A fronte di risultati gratificanti, è con un po’ di amarezza che desideriamo riportare anche alcune carenze organizzative, riscontrate in prima persona dai candidati in alcune aule dell’ateneo genovese. Partiamo quindi dalle eccellenze dei ragazzi prima di passare alle irregolarità organizzative, affinché le obiezioni non possano essere fraintese e scambiate per comodi alibi.

Un plauso particolare a Emanuela Leboffe che ottiene il primo posto nella graduatoria di Farmacia (3 suoi compagni si classificano tra i primi 30), alle medaglie d’oro e d’argento di Giorgia Madaro ed Elisa Ottonelli (uniche due candidate) sul podio di Igiene dentale e al primo posto di Luca Novelli (su 228 candidati totali) nella graduatoria di Radiologia, la sua prima scelta; da sottolineare anche un secondo, un sesto e un decimo posto a Fisioterapia (su 75 posti disponibili, entrano in 14, circa il 20% del corso), e il sesto posto dell’unica candidata a Riabilitazione psichiatrica, Nadia Serale. A Infermieristica si candida solo Federica Landolfini, provenienza Faenza, e ottiene il 5° posto in graduatoria su oltre 750 candidati; al test di Biologia si candidano in 8 (su 250 totali): il “peggiore” entra 28° e in 5 entrano nelle prime 10 posizioni; in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche si candidano in 5 e, su un totale di oltre 300 candidati, si posizionano tutti nei primi 25; a Biotecnologie, dei 60 posti disponibili, 16 sono occupati dagli allievi del Metodo Cordua (il 25% del corso di Laurea); a Logopedia un altro trionfo: dei 6 candidati, in 5 finiscono tra i primi 10; a Psicologia, invece, si presenta solo Andrea Multari: svolge il test insieme ad altri 536 candidati per 180 posti disponibili e si posiziona 34°. A Neuropsicomotricità si candidano due studentesse, Francesca e Danila, ottenendo secondo e quarto posto.

Altri successi, altre storie da raccontare ai futuri candidati. Un sorriso amaro, però, quello di Francesca Capone, perché il suo secondo posto ora deve fare i conti con la burocrazia: quella stessa burocrazia che, il giorno dell’esame, sembrava una questione marginale e che, oggi, si è ripresentata in tutto il suo rigore. Quel giorno, infatti, i commissari dell’aula di Francesca hanno trascurato la necessità di far firmare ai candidati il foglio d’esame – pena l’invalidità della prova – e non si sono assicurati che tutti lo facessero prima di lasciare l’aula. Altri, più accorti, hanno infatti concesso il permesso di aprire le buste e compilare l’anagrafica prima dell’inizio dei 100 minuti.

In occasioni circostanziate da diverse testimonianze dei candidati, è emersa un’evidente impreparazione a rispondere a richieste anche banali (come la durata del test o il numero di quesiti presenti), che ha generato minuti di attesa per ricevere risposte o, ben peggio, istruzioni contrastanti nelle diverse aule. Ci si chieda dunque se tali disomogeneità siano dovute a una mancanza di chiarezza nella stesura del regolamento, a monte, o a una discrezionalità eccessiva nella sua interpretazione, a valle.

In alcune aule, le calcolatrici scientifiche, a quanto pare, non sono rientrate nella categoria delle “apparecchiature digitali” vietate dal bando ed è stato concesso il permesso di utilizzarle; chi non l’aveva, poteva condividerla con i vicini (!) o, più verosimilmente, non l’ha utilizzata. In altre aule, invece, è stato addirittura chiesto di togliere gli orologi, vista l’impossibilità di distinguere banali orologi da polso da dispositivi portatili ben più sofisticati. Risultato: impensabile gestirsi il tempo in maniera ponderata. O ancora: alcune classi hanno ricevuto l’ordine di non scrivere sui fogli nulla che non fossero le risposte ai quesiti. Domanda: come riuscire a bilanciare un’equazione chimica o a risolvere un’equazione matematica senza scrivere da qualche parte i passaggi necessari a risolverla? Come se non bastasse, circa a metà della prova, arriva il contrordine: è possibile annotare appunti sui fogli. Risultato: metà del tempo giocato con l’handicap, neanche fossimo a una partita di golf. Ovviamente, solo in alcune aule.

Regole arbitrarie, dunque: un perfetto esempio di ossimoro (la figura retorica del paradosso apparente), direbbero gli studenti che si sono preparati anche sulla logica verbale. Leggerezze che portano con sé conseguenze ovvie: la più grave è aver creato condizioni impari tra i candidati d’Italia, durante una prova in cui un minuto può valere una risposta in più, una calcolatrice può fare la differenza in graduatoria e una firma può far perdere un anno. La seconda, non meno importante, è il clima di agitazione provocato da istruzioni confuse, che sono quantomeno fuori contesto in un giorno in cui decine di migliaia di ragazzi stanno definendo il proprio futuro.

La conclusione più plausibile sembrerebbe una negligenza nell’applicazione del regolamento, suggerita dal fatto che in altri Atenei d’Italia, invece, le regole stabilite dal Ministero sono state seguite alla lettera e l’organizzazione si è rivelata puntuale ed efficace.
Abbia dunque inizio il “domino di responsabilità” tra i diversi soggetti coinvolti nell’organizzazione degli esami, che speriamo non si perda all’orizzonte, restando senza risposte. Come spesso accade, negligenza, indolenza e mancanza di responsabilità si tengono a braccetto. E a pagare, saranno solamente i ragazzi con le proprie ambizioni.

Noi oggi ci chiediamo perché le conseguenze debbano ricadere solamente sugli studenti; perché le dimenticanze dei ragazzi debbano essere punite e le mancanze dei commissari d’aula abbiano il privilegio di restare nell’ombra, e perché, con la stessa logica con cui s’impone un anno di sospensione dagli studi agli uni, non si possa imporre un anno di sospensione dal lavoro ad altri…

Per il resto, sebbene esuli dai nostri compiti, alla vigilia del prossimo appuntamento sarà nostra cura ricordare in anticipo le regole del gioco, affinché niente di importante venga tralasciato, proprio nel gran giorno da cui dipende il lavoro di un anno.